GREEN ECONOMY

L’ecosistema terrestre è in perenne mutamento. Nel corso delle ere geologiche i cambiamenti cimatici avvengono lentamente tanto da permettere agli esseri viventi di adattarsi alle mutate condizioni del contesto.

In rari casi si sono anche verificati degli shock climatici che hanno modificato bruscamente la vita delle specie viventi sulla terra, determinando estinzioni di massa e  sconvolgimenti degli ecosistemi (es. l’impatto del grande asteroide che ha segnato il passaggio Giurassico-Cretaceo di circa 65 milioni di anni fa).

A questi cambiamenti repentini si aggiunge, negli ultimi 150 anni, l’attività antropica. Lo sviluppo tecnologico, economico e demografico ha determinato un significativo impatto sul clima del pianeta causando mutamenti enormi in un lasso di tempo brevissimo, geologicamente parlando.

Le attività produttive, in particolare, rilasciando nell’atmosfera quantità sempre crescenti di gas serra (anidride carbonica, idrofluorocarburi, metano, ecc..), causate in massima parte dalla combustione delle risorse fossili, generano l’incremento della temperatura (surriscaldamento globale) che si registra nell’ultimo secolo con conseguenti episodi di desertificazione di grandi zone, scioglimento dei ghiacci e diminuzione della biodiversità.

Tutto questo non poteva passare a lungo inosservato, tanto che si sta tentando di trovare soluzioni planetarie condivise atte a fronteggiare una criticità sempre più presente ed incombente. Numerosi sono stati gli incontri internazionali per giungere ad un accordo (tra gli ultimi citiamo la Conferenza delle Parti di Parigi nel 2015 (COP21), quella di Katowice del 2018 (COP24) e la piu’ recente di Glasgow del 2021 (COP26)).

Significativi gli impegni, sebbene non siano stati da tutti sottoscritti, ad  eliminare entro il 2050 il carbone dalle fonti di energia e di limitare l’aumento della temperatura al di sotto di due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali.

L’Unione europea ha contestualmente raccolto la sfida, considerando il cambiamento climatico una vera e propria minaccia esistenziale non solo continentale, ma mondiale. A tal proposito ha messo in campo il Green Deal europeo, un programma ambizioso attraverso lo stanziamento di un terzo degli investimenti del Next Generation EU, con il quale si prefigge di essere il primo continente a zero impatto climatico attraverso tre obiettivi cardine:

  • riduzione delle emissioni nette di gas serra almeno del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e loro eliminazione entro il 2050;
  • crescita economica slegata dall’uso delle risorse;
  • nessuna persona e nessun luogo lasciato indietro.

Allo scopo di raggiungere le sfide prefissate si rende necessario diminuire le fonti di energia derivate da risorse fossili e di aumentare significativamente quelle cosiddette “verdi” – le energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, ecc..) – attraverso un sistema più ampio che realizzi un modello economico legato ad uno sviluppo sostenibile e che prenda in considerazione l’attività produttiva valutandone sia i benefici derivanti dalla crescita sia l’impatto ambientale provocato dall’attività di trasformazione delle materie prime: la cosiddetta Green Economy.

Nel modello di Green Economy, gli investimenti pubblici e privati ​​sono focalizzati alla:

  • riduzione delle emissioni di carbonio:
  • riduzione dell’inquinamento;
  • aumento dell’efficienza energetica;
  • incremento delle risorse;
  • garanzia del mantenimento della biodiversità;
  • conservazione dell’ecosistema.

Per l’ottenimento dei punti summenzionati, alcuni degli obiettivi che istituzioni e privati si prefiggono possono essere riassunti nella:

  • riduzione dei consumi di energia degli edifici pubblici e privati (efficienza energetica);
  • aumento della quota nelle fonti da energia rinnovabile (energia “verde”);
  • miglioramento ed ottimizzazione del riciclo dei rifiuti (es. economia circolare);
  • riorganizzazione delle città dei sistemi elettrici e nella riconversione dell’esistente (es. città intelligente);
  • miglioramento della mobilità urbana (es. efficientamento e conversione “verde” dei trasporti).

Per quanto appena detto, fondamentali saranno due aspetti conseguenziali tra loro che forniranno una spinta decisiva per il raggiungimento degli obiettivi come l’innovazione tecnologica che sarà strettamente connessa alla convenienza economica per permetterne l’interesse da parte dei grandi player, aspetto che inizia fortunatamente a farsi concreto.

Le energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, idrogeno, biomasse, maree, ecc..), dipendono ancora in gran parte da quelle fossili, per cui non possono giocoforza essere considerate completamente verdi. Inoltre, hanno al momento dei fattori di capacità (rapporto tra potenza effettiva della fonte di energia rispetto a quella che potrebbe generare a pieno regime) notevolmente inferiori. La transizione comunque è in atto anche se pensare di abbandonare istantaneamente le energie fossili è semplicemente irrealistico.

La tecnologia e l’innovazione aiuteranno gradualmente il passaggio, ma sarà decisivo il tempo e la volontà delle organizzazioni degli Stati nazionali con il contributo delle aziende private.

La realizzazione di città “intelligenti” saranno oggetto di una sfida ulteriore sia per il tipo di approccio culturale da infondere alla cittadinanza (vedi l’educazione alla riduzione degli sprechi), sia mediante l’adozione di nuove configurazioni dei sistemi elettrici ad oggi plasmati secondo il buon funzionamento dei combustibili fossili.  Un po’ come quello che si è iniziato a fare e si continua a sensibilizzare per la raccolta differenziata dei rifiuti ed il relativo smaltimento.

Gli impegni prefissati sia durante le Conferenze delle Parti (COP) sia per quanto concerne il Green Deal europeo potrebbero subire un rallentamento per gli obiettivi probabilmente troppo stringenti tanto da rivedere parzialmente la tassonomia verde della UE inserendo il gas e il nucleare e per i recenti accadimenti geopolitici come il conflitto russo-ucraino ancora in corso.

Di certo, comunque, sarà tutto più veloce quanto più impellente sarà la salvaguardia del pianeta.

Carlo Caloisi

FONTI ED APPROFONDIMENTI

  1. Climate change (Wikipedia): https://en.wikipedia.org/wiki/Climate_change
  2. Greenhouse gas (Wikipedia): https://en.wikipedia.org/wiki/Greenhouse_gas
  3. Green Deal europeo : https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_en
  4. EUROSTAT – Renewable energy statistics: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Renewable_energy_statistics
  5. Green Economy – definizione: https://www.politicheeuropee.gov.it/it/comunicazione/europarole/green-economy/
  6. Introduction to the Green Economy Approach – module 1: https://www.un-page.org/files/public/module_1_introduction_to_the_green_economy_approach.pdf
  7. Royal Society – Climate Change, Evidence & Causes; https://royalsociety.org/~/media/royal_society_content/policy/projects/climate-evidence-causes/climate-change-evidence-causes.pdf
  8. Il cambiamento climatico: le cause, gli effetti, i rimedi: https://www.enelgreenpower.com/it/learning-hub/transizione-energetica/cambiamento-climatico-cause-conseguenze
  9. COP21 – Paris – adoption of the Paris agreement: https://unfccc.int/resource/docs/2015/cop21/eng/l09r01.pdf
  10. COP24 – Katowice – Decisions adopted by the Conference of the Parties: https://unfccc.int/sites/default/files/resource/10a1.pdf
  11. COP26 – THE GLASGOW CLIMATE PACT: https://ukcop26.org/wp-content/uploads/2021/11/COP26-Presidency-Outcomes-The-Climate-Pact.pdf
  12. Intergovernmental panel on climate change – IPCC 2021: https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/downloads/report/IPCC_AR6_WGI_SPM_final.pdf
  13. Capacity factor by energy source in 2020: https://www.energy.gov/ne/articles/nuclear-power-most-reliable-energy-source-and-its-not-even-close
  14. EU puts green label for nuclear and gas officially on the table – EURACTIV:    https://www.euractiv.com/section/energy-environment/news/eu-puts-green-label-for-nuclear-and-gas-officially-on-the-table/